Respinto il ricorso di Airbnb: basterà a fermare i “furbetti” degli affitti brevi?

 

È di pochissimi giorni fa la notizia che il TAR del Lazio ha respinto il ricorso presentato dal colosso americano degli affitti brevi Airbnb e tutto il settore dell’ospitalità si sta chiedendo se questo provvedimento servirà a porre un freno ai “furbetti” dell’affitto breve, si perché oltre ad un problema di evasione fiscale la maggior parte degli albergatori, rispetto chi affitta le case ad uso turistico,  si sente continuamente in una posizione di svantaggio e li considera dei concorrenti sleali.

Tempi duri per chi prova ad agitare il versamento della cedolare secca sugli affitti brevi

Da dove nasce il ricorso
Nel 2017 il governo Gentiloni, con il decreto legge 50/201, introduce la norma che  prevede che gli affitti brevi (di durata non superiore ai 30 giorni) devono pagare la  cedolare secca del 21%, che viene trattenute e versata subito al fisco in caso il pagamento sia gestito da “intermediari immobiliari” (agenzie e portali e quindi compresa Airbnb) in alternativa che venga versata  al momento della dichiarazione dei redditi se i contratti sono gestiti direttamente dai proprietari degli immobili.
In più l’intermediario ha l’obbligo di comunicare i dati degli Host all’Agenzia delle Entrate, la quale attraverso l’incorono dei dati riesca a “pizzicare” eventuali evasori. A questo punto Airbnb diventerebbe un sostituto di imposta a tutti gli effetti.
Ovviamente Airbnb è stata da subito contraria a questa norma  sostenendo in primo luogo che non ci sia stata alcuna concertazione ne con i proprietari di case ben che meno con le piattaforme, ed in secondo luogo che la la stessa appare palesemente “discriminatoria” in quanto viene richiesto a delle piattaforme presenti online di fare il sostituto d’imposta, cosa che non accade in alcun atro paese, per non parlare di tutte le problematiche legate alla gestione dei dati personali e della privacy.
Facciamo due conti
La mancata adesione da parte di Arbnb è costata caro al fisco italiano, eh si perché sulla piattaforma sono presenti 214 mila case e lo scorso anno si contano 3,7 milioni di arrivi e quindi secondo lo Stato Italiano, che si attendeva da questa norma un gettito di 83 milioni già nel 2017, ne ha incassato solo 19 milioni, quindi una perdita di circa 60 milioni. Per il 2018 non ci sono ancora dati ufficiali ma i numero potrebbero essere peggiorati visto che si attende un gettito di 139 milioni. Anche Federalberhi prova a calcolare il danno per le entrate del fisco basandosi da quando dichiarato in giudizio, rapportate ai ricavi del 2016 le somme che dovrebbe versare annualmente la piattaforma ammonterete a circa 139 milioni annui.
La sentenza del TAR del Lazio
Prima di questa sentenza c’è stata una lunga battaglia legale sulla quale si erano già pronunciati sia il TAR del Lazio che il Consiglio di Stato sulla richiesta di “sospensiva” (la possibilità di interrompere l’efficacia del provvedimento in attesa del pronunciamento del merito) richiesta da Airbnb, ora invece il TAR è stato chiarissimo con l’ultimo pronunciamento (sentenza n. 2207/2019).
Questa volta il provvedimento è chiarissimo, per i giudici non esiste nessun motivo di discriminazione, di diversità nel trattamento e nemmeno si desidera limitare Airbnb per quanto riguarda la libertà di concorrenza, Anche il Ministro del turismo Gian Marco Centinaio,  afferma che questa norma  è fondamentale agire contro l’illegalità e all’abusivismo e poter rilanciare il turismo.
Cosa farà Airbnb
Non si è fatto attendere il commento di Airbnb che fa sapere «Siamo delusi dal pronunciamento del Tar del Lazio e intendiamo fare ricorso presso il Consiglio di Stato, anche ai fini dell’eventuale interessamento della Corte di Giustizia Europea».
Quanto inciderà questa sentenza
Per le casse del fisco ci sarà certamente un incremento del gettito, perché d’ora in poi Airbnb non potrà più rifiutarsi di comunicare e versare quanto richiesto. Questo basterà ad azzerare i furbetti che oltre ad evadere diventano concorrenti “sleali” degli hotel ?
Altro annoso problema tra hotel e case è il fenomeno del crollo dei prezzi sotto data che questi ultimi hanno contribuito ad incrementare fortemente, ma di questo vi parlerò in un prossimo articolo perché penso che sia un argomento molto importante.

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